PER LA MORTE DEL PROF. AURITI
GIORNALE di Guardiagrele Agosto 2006
Don Giacinto non c' è più.
E' scomparso un figlio illustre di Guardiagrele, fieremente orgoglioso del suo paese a cui ha dato prestigio e risonanza universali
Don Giacinto l'ho visto ed ascoltato sempre da lontano.
La prima volta fu quando fondò il suo partito e, per un comizio, invitò a parlare un nipote di Quintino Sella. Il peso della scuola si è fatto, in me, sempre sentire e, perciò, quel nome richiamò la mia attenzione.
Così come mi fece un grande effetto il sapere che Gabriele D'Annunzio aveva ambientato la prima parte del " trionfo della morte " proprio nella " casa avita " di Don Giacinto, in faccia alla chiesa di Santa Maria Maggiore.
Il protagonista, Giorgio Aurispa, portava nel suo nome iniziali che richiamavano quelle di Giacinto Auriti, nonno del Nostro, che aveva sostenuto il poeta/vate nelle elezioni politiche. L'incontro più ravvicinato è stato ad una decina di metri, in piazza S. Francesco, alla distanza giusta per ascoltare bene un sonoro e colorito " andate a quel paese! ", gridato all'indirizzo del sindaco Franco Caramanico e mio perché gli sollecitavamo l'approvazione per una lapide da apporre sul muro di casa in ricordo dell'evento dannunziano, la frase tratta dall'opera del poeta/vate non gli piaceva, la ' trovava offensiva per i guardiesi.
Il carattere sanguigno ed irruente di Don Giacinto ho avuto modo di constatarlo molte altre volte, così come la sua salacità, come quando appese, accanto agli striscioni dei due maggiori partiti politici di allora, due grossi caciocavalli di sua produzione.
Mi colpiva, di Don Giacinto, un altro fatto: era docente universitario. Guardiagrele aveva espresso un docente universitario!
Poi, è scoppiato il " caso SIMEC ", che ha sollevato entusiasmi, ma anche decise opposizioni e critiche. L'ho detto in occasione dei funerali e lo ripeto per iscritto: della sua teoria economica, nonostante gli sforzi, non ho capito troppo, per non dire quasi nulla. Mi ha sempre dato da pensare, però, il fatto che, "così semplice", non sia stata mai recepita oppure confutata. " Troppo semplice " o " congiura del silenzio " attuata dal " sistema " ?
Di quanto scriveva Don Giacinto non mi piaceva il nesso posto tra teoria economica e antiebraismo, anche se, tenendo conto di altri aspetti del suo sentire, come quello religioso, un collegamento lo intravedo un po'.
Apprezzavo, e mi appaiono la cifra più importante della sua vita, l'impegno morale che egli ha speso, per lunghi anni, nella " ricerca della verità a qualunque costo ", il richiamo che egli ha proclamato, con parole forti, alla dignità dell'uomo, che non può essere reso strumento del denaro, il richiamo veemente alla difesa del " sangue vivo ", del lavoro e del lavoratore, vilipeso a vantaggio di quello " morto ", della speculazione e dell'usura, feticisticamente condensati nel denaro, la Sete di Giustizia che ha animato il suo pensiero e la sua opera.
Il tempo è galantuomo: permetterà di dare un giudizio adeguato su quanto ha insegnato e operato.
Per il momento, si deve riconoscere che egli ha fornito un esempio ulteriore della genialità guardiese, che ha scosso il mondo della ricerca scientifica, della politica e dell'economia, soprattutto negli aspetti che appaiono ai più " consolidati " e " naturali " e, perciò, immutabili, intangibili. Un esempio quindi di pensiero creativo.
Don Giacinto tutto quel che ha pensato e fatto lo ha pensato e fatto rischiando il proprio nome e le proprie sostanze.
Poteva bivaccare tranquillo amministrando le proprietà di famiglia: non ci si è rassegnato.
Non è poco, e va detto.
MARIO PALMERIO Sindaco di Guardiagrele






